La fattispecie di cui all’art. 660 cod. pen. è reato cd. plurioffensivo, in quanto tutela la pubblica tranquillità dai negativi riflessi che possono derivare dalle offese alla quiete della singola persona.

Lo ha precisato la I Sezione Penale nella Corte di Cassazione (sentenza 18 aprile 2018, n. 17442) in un caso in cui il coniuge separato aveva inviato all’ex moglie numerosi messaggi telefonici, a contenuto offensivo e minaccioso che, per le caratteristiche intrinseche, rivelavano chiaramente una volontà finalizzata a creare disturbo al destinatario dei messaggi.

La Corte, nel precisare, secondo la massima su riportata, che  l’art. 660 cod. pen. è reato cd. plurioffensivo, in quanto tutela la pubblica tranquillità dai negativi riflessi che possono derivare dalle offese alla quiete della singola persona, ha evidenziato che nel caso di specie la sentenza, in conformità a tale connotazione del reato, aveva dato atto che le comunicazioni dell’imputato, avessero interferito “sgradevolmente nella sfera privata della persona offesa, comprensibilmente privata della possibilità di vivere una quotidianità serena, attesa l’invadenza e l’intromissione continua da parte dell’ex coniuge”.

La Corte ha infine sottolineato come  la consapevolezza e volontà dell’imputato di recare disturbo all’ex coniuge fosse stata provata dalle caratteristiche intrinsecamente offensive dei messaggi, come tali idonee a rivelare chiaramente una volontà finalizzata a creare disturbo al destinatario dei messaggi, e non già dalla reazione di quest’ultimo.

(Cassazione penale, sez. I, sentenza 18/04/2018 n° 17442)