(contributo ad opera dell’Avv. Marte)

Non è raro che a seguito di un sinistro stradale, se permangono incertezze relative al responsabile dell’incidente e in assenza di un accordo transattivo tra le parti, si arrivi in sede giudiziale per dirimere il contrasto sorto.

A quel punto, una volta concluso il giudizio è importante capire se la parte soccombente debba essere condannata alle spese di lite, secondo il generale principio di soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c., oppure se a sopportare il costo del giudizio debba essere la compagnia assicuratrice, in virtù del disposto di cui all’art. 1917, 3° co. c.c.

La norma sopra citata sancisce, infatti, che “le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato contro l’assicurato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse“.

Sul punto nel 2014 è intervenuta la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 19176, chiarendo che “nell’assicurazione per la responsabilità civile, la costituzione e difesa dell’assicurato, a seguito dell’instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito danni, è svolta anche nell’interesse dell’assicuratore, ritualmente chiamato in causa, in quanto finalizzata all’obbiettivo ed imparziale accertamento dell’esistenza dell’obbligo di indennizzo. Ne consegue che, pure nell’ipotesi in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l’azione, l’assicuratore è tenuto a sopportare le spese di lite dell’assicurato, nei limiti stabiliti dall’articolo 1917 cod. civ., comma 3”.

L’assicuratore, quindi, ai sensi del terzo comma dell’art. 1917 c.c., ha l’obbligo di manlevare l’assicurato dalle spese per resistere all’azione del danneggiato. Come chiarito dalla Suprema Corte, tale obbligo sussiste, anche, nel caso in cui l’assicuratore abbia assunto direttamente la difesa dell’assicurato, prescindendo dalla cd. clausola di “patto di gestione della lite” rinvenibile nelle polizze di responsabilità civile.

Peraltro, la domanda risarcitoria del terzo che rappresenta il presupposto per indennizzare le spese di resistenza sostenute dall’assicurato, può essere di qualunque tipo, purché originatasi dal fatto illecito.

Anche nel caso in cui il terzo danneggiato si costituisse parte civile nel procedimento penale a carico dell’assicurato, l’assicuratore dovrà rifondere le spese di difesa sostenute.

L’unico limite è costituito dal rispetto dei principi generali di correttezza e buona fede.

Con la sentenza n. 5479/2015 la Corte di Cassazione ha precisato, infatti, che il diritto dell’assicurato alla rifusione, da parte dell’assicuratore, delle spese sostenute per resistere all’azione promossa dal terzo danneggiato, è ammissibile solo se la sua attività processuale abbia una qualche utilità per entrambe le parti.

Il rimborso va invece escluso, in ossequio ai doveri di correttezza e buona fede, quando l’assicurato abbia scelto di difendersi senza avere interesse a resistere alla avversa domanda o senza poter ricavare utilità dalla costituzione in giudizio.

In tutti gli altri casi, la costituzione e difesa dell’assicurato, a seguito dell’instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito danni, è svolta anche nell’interesse dell’assicuratore, ritualmente chiamato in causa: essendo finalizzata all’obiettivo e imparziale accertamento dell’esistenza dell’obbligo di indennizzo.

Si tratta di una garanzia di notevole importanza per la parte citata in giudizio quale “presunta danneggiante” nell’ambito di un sinistro stradale, che spesso proprio per il timore di dover sostenere le spese del giudizio ed allo stesso tempo “rassicurata” dalle difese che dovrebbe spiegare la compagnia di assicurazione, finisce per rinunciare di fatto ad esercitare il proprio diritto di difesa rimanendo contumace.

È sempre bene per il convenuto, insomma, purché vi sia un reale interesse e non si resista in mala fede, costituirsi in giudizio e fare valere le proprie ragioni con tutti gli strumenti processuali a disposizione, senza il timore della spada di Damocle della soccombenza e della condanna alle spese, potendo contare (almeno in questi casi) sulla garanzia della copertura delle spese legali a carico della propria compagnia di assicurazione, direttamente (e spesso inconsapevolmente) connessa al pagamento del premio assicurativo.