La cartella di pagamento attraverso la quale viene notificata al contribuente la richiesta di pagamento della tassa automobilistica deve ritenersi illegittima allorquando sia fondata su crediti ormai inesistenti in ragione dell’intervenuta decorrenza dei termini di prescrizione previsti dalla legge.

Sul punto, la Suprema Corte di Cassazione ha costantemente ribadito che la prescrizione, quale causa di estinzione della pretesa creditoria, è fatto idoneo a fondare la impugnazione della cartella di pagamento, in quanto fatto estintivo sopravvenuto alla notifica della stessa cartella.

In particolare, con riferimento alla cartella di pagamento con cui l’Ente impositore richiede al contribuente il pagamento dell’evasa tassa automobilistica regionale, la legge 53/1983 prevede espressamente un limite temporale oltre il quale non può essere richiesto al contribuente il pagamento del c.d. bollo auto; tale termine è fissato al “terzo  anno  successivo  a  quello  in  cui  doveva  essere effettuato il pagamento , ossia entro il termine del 31 Dicembre del terzo anno successivo.

Pertanto, superato il terzo anno successivo a quello in cui il tributo doveva esser pagato e in assenza di ulteriori atti interruttivi, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione non potrà richiedere il pagamento del c.d. bollo auto.

Occorre, infine, sottolineare il principio espresso sia dalla Corte di Cassazione che dalla secondo il quale il raggiungimento della prescrizione dopo tre anni vieta alle Regioni di prorogare il termine con proprie leggi. Ciò significa che alle Regioni è impedita di fatto la possibilità di emanare atti normativi che allunghino i tempi di prescrizione (oltre i 3 anni) per il pagamento della tassa automobilistica.