CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI PENALE – SENTENZA 29 maggio 2018, n.24162

Con sentenza emessa in data 21 giugno 2016, la Corte di appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale di Termini Imerese ha, previa riqualificazione giuridica del fatto, affermato la penale responsabilità di F.L. per il reato di cui all’art. 3 l. n. 54 del 2006, per aver omesso di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore dei due figli maggiorenni, fissato in Euro 300,00 mensili con provvedimento del Presidente del Tribunale di Termini Imerese il 28 ottobre 2012, con condotta perdurante dalla data appena indicata al 30 luglio 2013, ed ha rideterminato la pena in due mesi di reclusione.

Per tale motivo F.L presentava ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello.

Col ricorso introduttivo F.L. denunciava con apposito motivo la violazione della legge n. 54 del 2006 e della legge n. 898 del 1970, avendo riguardo alla sussistenza e configurabilità del fatto di reato.

In particolare, F.L. deduceva che la sanzione prevista dall’art. 12-sexies l. n. 898 del 1970 risulta inapplicabile per sanzionare la violazione degli obblighi di contribuzione economica derivanti dall’ordinanza del Presidente del Tribunale, stante il divieto di applicazione analogica delle disposizioni incriminatrici.

Le stesse contestazioni vengono mosse rispetto alla configurabilità del reato di cui all’art. 3 l. n. 54 del 2006, negando che l’obbligo penalmente sanzionato possa discendere dall’inadempimento dell’ordinanza del Presidente del Tribunale.
Tuttavia la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto di dover dare continuità al principio secondo cui, in tema di violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, il disposto di cui all’art. 12-sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54) si applica anche all’inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento in favore dei figli minori, stabilito dal Presidente del tribunale tra le disposizioni conseguenti all’autorizzazione dei coniugi a vivere separati (Cfr. Sez. 6, n. 43341 del 27/09/2016, D C., Rv. 268506).

Viene precisato inoltre che, in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’incapacità economica dell’obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’art. 570 cod. pen., deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti.

Di converso, ai fini dell’esclusione della responsabilità per il reato di cui all’art. 570, secondo comma, n. 2, cod. pen., incombe all’interessato l’onere di allegare gli elementi dai quali possa desumersi l’impossibilità di adempiere alla relativa obbligazione, del tutto inidonea essendo a tal fine la dimostrazione di una mera flessione degli introiti economici o la generica allegazione di difficoltà.
Le suddette conclusioni risultano altresì persuasivamente sostenuta sul rilievo che l’art. 3 della l. n. 54 del 2006 sanziona la violazione degli ‘obblighi di natura economica’, senza operare alcuna distinzione quanto alla loro fonte.

Ciò posto, è indiscutibile la correttezza dell’applicazione dei principi evidenziati, posto che lagge n. 54 del 2006 sanziona anche la violazione degli obblighi di natura economica disposti a beneficio dei figli maggiorenni ‘non indipendenti economicamente’, che il giudice può disporre l’effettuazione pagamento della somma stabilita a beneficio di questi anche a mani della madre, e che l’incapacità economica dell’imputato deve essere rigorosamente dimostrata, tanto più a fronte di una situazione di “assoluto inadempimento”.