L’usufrutto generale al coniuge non lo esclude dall’eredità se dall’interpretazione delle disposizioni testamentarie non risulta diversamente

La Suprema Corte di Cassazione, con Sentenza n. 13868/2018, ha recentemente stabilito che la disposizione testamentaria con cui viene disposto il diritto di usufrutto vitalizio del patrimonio mobiliare e immobiliare in favore del coniuge non esclude la qualità di erede di quest’ultimo. In tale fattispecie, è sempre necessario la ricerca della volontà del testatore attraverso la lettura combinata di tutte le disposizioni che compongono il testamento e ciò al fine di ricondurre correttamente il diritto di usufrutto al legato o all’eredità.

In particolare, la Cassazione, criticando le conclusioni cui erano giunti i giudici di merito, ha sancito il principio secondo cui è compito del giudice di merito fornire la corretta interpretazione del testamento ed “Invero, quanto rilevato già di per sé consente di affermare la violazione dei criteri ermeneutici e, indirettamente, come già premesso, della regola distintiva tra disposizioni di ultima volontà a titolo particolare e universale (art. 588 cod. civ.), ancorata al criterio oggettivo del contenuto dell’atto e delle modalità di attribuzione operata dal testatore e a quello soggettivo dell’intenzione o non intenzione di attribuire beni determinati come quota dell’universalità del patrimonio. Tale principio, in relazione alla cassazione a disporsi, potrà applicarsi dal giudice del rinvio anche con riguardo alla peculiare rilevanza che, nella scheda testamentaria, il testatore abbia inteso attribuire, oltre a beni determinati, a classi di beni (beni immobili residui, passività, beni aziendali, oltre ai mobili non attribuiti).