Si è da poco concluso il torneo play off serie B che avrebbe decretato l’ultima squadra promossa in Serie A dopo Empoli e Parma. La finale di ritorno segna sul tabellino un 2-0 per la squadra di casa, il Frosinone, che di fatto ha ribaltato il risultato dell’andata maturato in casa del Palermo mercoledì sera.

Tuttavia la partita disputata ha offerto alcuni spunti di riflessione giuridica che potrebbero di fatto ribaltare il risultato ottenuto sul campo. Ma andiamo con ordine.

Sul rigore non concesso.

Al minuto 18 del secondo tempo con il risultato sul 1-0, il direttore di gara fischia calcio di rigore in favore del Palermo. Il fallo è commesso sulla linea (che deve essere considerata area di rigore) e l’arbitro si avvale della collaborazione del giudice di linea che avvalora la tesi del tiro dal dischetto. A seguito di veementi proteste dei giocatori di casa, l’arbitro decide di cambiare opinione. In assenza di tecnologia VAR (non prevista nel campionato cadetto) l’arbitro decide autonomamente di assegnare calcio di punizione dal limite.

La decisione arbitrale, per quanto discutibile, non è certamente impugnabile.

Sui palloni lanciati in campo durante lo svolgimento della partita.

Nei minuti finali e in almeno due distinti episodi, risultano scagliati in campo diversi palloni di gioco durante il regolare svolgimento della competizione. Nel primo episodio le sfere (almeno due) sembrano provenire dalla curva frusinate. Dalle immagini televisive non è possibile capire l’autore del gesto, ma sembra facile intuire che possa essere stato compiuto dai raccattapalle della squadra ospite.

Nel secondo episodio invece, la sfera è scagliata in campo da un giocatore tesserato della società Frosinone, in quel momento in panchina. Tale episodio è ben documentato dalle immagini televisive che mostrano il gesto compiuto dalla panchina nella quale erano presenti tesserati tra giocatori, dirigenti e preparatori atletici, i quali non hanno né impedito né stigmatizzato il gesto.

Da regolamento il direttore di gara è costretto ad interrompere il gioco. E così è stato in entrambe le occasioni nelle quali il Palermo si trovava pericolosamente in campo avversario.

Sull’invasione di campo

Durante i minuti di recupero, a seguito di una azione di contropiede, il giocatore Ciano del Frosinone segna il 2-0 che definitivamente infrange le speranze di recupero del Palermo. A seguito di questa rete il campo viene invaso da tesserati e spettatori che impediscono di fatto di riprendere il gioco. Al termine dell’incontro mancava almeno un minuto di gioco atteso che l’arbitro ha di fatto prolungato il recupero concesso in 5 minuti a causa degli episodi già descritti.

Sull’applicazione dell’art. 17. Eventuale vittoria per tre a zero.

Numerosi commentatori sportivi e la stessa società rosanero sembrano invocare l’applicabilità al caso di specie dell’art. 17 del codice di Giustizia Sportiva della FIGC.

A norma di tale articolo:

”Art. 17
Sanzioni inerenti alla disputa delle gare

1. La società ritenuta responsabile, anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione, è punita con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0‐3, ovvero 0‐6 per le gare di calcio a cinque, o con il punteggio eventualmente conseguito sul campo dalla squadra avversaria, se a questa più favorevole, fatta salva l’applicazione di ulteriori e diverse sanzioni per la violazione dell’art. 1 bis,comma 1.

Non si applica la punizione sportiva della perdita della gara qualora si verifichino fatti o situazioni, imputabili ad accompagnatori ammessi nel recinto di giuoco o sostenitori della società, che abbiano comportato unicamente alterazioni al potenziale atletico di una o di entrambe le società. La società ritenuta responsabile è punita con la sanzione minima della penalizzazione di punti in classifica in misura almeno pari a quelli conquistati al termine della gara. Se il fatto o la situazione è di particolare tenuità, può essere irrogata, in luogo di tale sanzione, una delle sanzioni di cui alle lettere b), c), d), e), f) dell’art. 18, comma 1. Se il fatto o la situazione è di particolare gravità si applica inoltre una delle sanzioni di cui alle lettere d), e), f) dell’art. 18, comma 1.”

A norma del successivo comma 4 dello stesso articolo 17:

Quando si siano verificati, nel corso di una gara, fatti che per la loro natura non sono valutabili con criteri esclusivamente tecnici, spetta agli Organi della giustizia sportiva stabilire se e in quale misura essi abbiano avuto influenza sulla regolarità di svolgimento della gara. Nell’esercizio di tali poteri gli Organi di giustizia sportiva possono: a) dichiarare la regolarità della gara con il risultato conseguito sul campo, salva ogni altra sanzione disciplinare; b) adottare il provvedimento della punizione sportiva della perdita della gara; c) ordinare la ripetizione della gara dichiarata irregolare. Al di fuori dei casi indicati, gli Organi della giustizia sportiva, quando ricorrano circostanze di carattere eccezionale, possono annullare la gara e disporne la ripetizione, ovvero l’effettuazione.”

Analizzando queste norme sportive, il comportamento dei tesserati del Frosinone (che non possono essere considerati accompagnatori o sostenitori) in occasione del lancio di palloni in campo, può essere considerato sanzionabile con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0-3 a favore del Palermo.

L’invasione di campo, essendo compiuta invece da sostenitori, non condurrebbe alla sanzione della sconfitta c.d. “a tavolino” ma a possibili penalizzazioni da scontare nel prossimo campionato di Serie A.

Come si evince dalle norme richiamate il Giudice sportivo avrebbe ampia possibilità di valutazione discrezionale della fattispecie, potendo di fatto ritenere applicabile un ampio ventaglio di sanzioni che vanno dalla sconfitta a tavolino alla penalizzazione, alla ripetizione della partita.

Il precedente. Bari-Latina (campionato primavera 2015).

Il Giudice sportivo ha già avuto modo di pronunciarsi in una analoga fattispecie nella quale ha adottato la sanzione più grave della sconfitta per 3-0 della squadra risultata responsabile di comportamenti antisportivi. In quell’occasione (campionato primavera, Bari-Latina) i raccattapalle, in quel caso anch’essi giocatori giovanili tesserati con la società Bari, avevano scagliato palloni in campo in due diverse occasioni, conducendo all’interruzione della gara. In quel caso il giudice sportivo ha così stabilito:

Rilevata la particolare gravità del comportamento dei raccattapalle, protrattosi nel tempo, che, di fatto, ha inciso sul regolare svolgimento della gara, senza alcun doveroso intervento da parte della Società ospitante. Visto l’art. 17 comma 1 CGS. delibera di sanzionare la Soc. Bari, a titolo di responsabilità oggettiva, con la punizione sportiva della perdita della gara, con assegnazione di gara vinta alla Soc. Latina con il punteggio di 0-3”.

In questo caso il giudice sportivo ha applicato proprio il primo comma dell’art. 17 poiché ha ritenuto responsabile oggettivamente la società che non è intervenuta per impedire il comportamento antigiuridico dei raccattapalle protrattosi nel tempo. Pertanto, al fine dell’applicazione del comma I dell’articolo 17 occorre una responsabilità oggettiva della società: l’atto è compiuto da tesserati ad esempio, e la società non adotta provvedimenti immediatamente efficaci per impedire tale atto. Inoltre tale atto deve di fatto incidere sul regolare svolgimento della gara e deve essere un comportamento protratto nel tempo e non istantaneo. Per intenderci, qualora nella prima occasione di lancio di palloni in campo, la società ospite avesse adottato tutte le accortezze per impedire l’ulteriore verificazione di episodi analoghi, avrebbe potuto escludersi la propria responsabilità oggettiva. Tuttavia, atteso che gli episodi sono stati diversi e quindi protratti nel tempo, e che il secondo episodio risulta addirittura compiuto da tesserati con evidente dolo, appare possibile l’applicazione della sanzione massima della sconfitta per 3-0 a danno del Frosinone che condurrebbe alla promozione del Palermo in Serie A.