Originariamente, prima della riforma del 2006, la dottrina giuridica, in assenza di un’espressa previsione legislativa, aveva coniato il termine “diritto di visita” dei nonni , inizialmente con l’intento di  limitare la portata di siffatta posizione agli aspetti legati alla frequentazione con i nipoti, senza ravvisare la poliedricità di un diritto alla relazione affettiva di cui beneficia (di regola) la crescita del minore.

Successivamente, il legislatore è intervenuto, attraverso la legge n. 54/2006,  prevedendo e riconoscendo in favore degli ascendenti una serie di  diritti, ma anche dei doveri, in relazione al rapporto nonni-nipoti.

In particolare, per garantire la suddetta relazione, attraverso la riformulazione dell’ art. 155 c.c. è stato introdotto il principio secondo cui “anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”, riconoscendo così implicitamente l’importanza della figura dei nonni nell’educazione dei nipoti.

Successivamente, il 7 febbraio 2014 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 28/12/2013 n. 154, che contiene importanti novità in materia di filiazione e rapporto nonni-nipoti.

Nello specifico, il dlgs 154/2013 introduce l’articolo 317bis cc che stabilisce che gli ascendenti hanno il diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, prevedendo al contempo che “l’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore”.

Recentemente anche la Corte di Giustizia dell’UE (causa C-335/17) è intervenuta sulla materia, affermando che la nozione di “diritto di visita” di cui al regolamento Bruxelles II bis (artt. 1 par. 2 lett. a e 2 punto 10 del regolamento Ce n. 2201/2003) vada interpretata nel senso che la stessa si estende al diritto di visita dei nonni nei confronti dei nipoti, riportandosi alle medesime conclusioni espresse dalla Corte Edu nel caso Manuello e Nievo c. Italia.

In particolare, la vicenda riguardava una cittadina bulgara, nonna materna di un sedicenne, che dopo il divorzio dei genitori era andato a vivere con il padre in Grecia.

Essendosi deteriorati i rapporti tra la donna e l’ex genero, la stessa si era rivolta alle autorità bulgare per ottenere di poter vedere regolarmente il nipote e poterlo ospitare a casa propria in alcuni periodi dell’anno. I giudici di primo grado e di appello hanno respinto il ricorso per difetto di competenza, ma la Cassazione bulgara ha rimesso la questione alla Corte Ue. Nella sua sentenza, la Corte ha stabilito che il regolamento Bruxelles II bis sulle “decisioni in materia matrimoniale e genitoriale: competenza, riconoscimento ed esecuzione” non limita il numero di possibili titolari della responsabilità genitoriale o del diritto di visita. Così, secondo la Corte, la nozione di “diritto di visita” comprende non soltanto il diritto dei genitori nei confronti del loro figlio minore, ma anche quello di altre persone con le quali è importante che il minore intrattenga relazioni personali, in particolare i nonni