Costituisce grave inadempimento la condotta del proprietario o gestore della location che, dopo la pattuizione del contratto avente ad oggetto il party di matrimonio, muti una parte sostanziale della struttura senza darne avviso ai promessi coniugi.

I futuri sposi possono recedere ovvero risolvere il contratto qualora il proprietario o gestore di una struttura venga meno agli impegni assunti volti ad assicurare agli stessi sposi un ambiente idoneo e conforme alle esigenze di un evento speciale quale il matrimonio.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, in tale schema contrattuale lo “scopo di piacere” non è motivo avulso dal paradigma negoziale realizzato, bensì si sostanzia nell’interesse preminente e funzionalmente diretto a soddisfare le esigenze dei futuri sposi, connotando la causa concreta del contratto e sancendo l’essenzialità di tutte le attività e dei servizi strumentali alla realizzazione del preminente scopo, ossia “la buon riuscita del matrimonio”.

Appare, pertanto, evidente la sussistenza del diritto dei promessi sposi ad ottenere il risarcimento dei danni subiti, sia quale conseguenza immediata e diretta dell’eventuale risoluzione contrattuale (artt. 1218 e 1453 c.c.), sia ai danni legati ai contraccolpi della condotta del responsabile sulla sfera psico-affettiva dei coniugi, derivante dall’insoddisfazione, rabbia e abbattimento di chi ha subito l’inadempimento. In tali casi l’accento è posto sulla impossibilità per gli sposi di poter ripetere “l’archetipo perfetto” di un giorno indimenticabile come quello delle nozze.

Non bisogna dimenticare che in tale contesto i predetti danni devono ritenersi prevedibili (artt. 1223 e 1225 c.c.), in quanto direttamente discendenti dal contratto concluso col proprietario della location ed ampiamente ipotizzabili, soprattutto da professionisti del settori, quali si presumono essere i gestori di una struttura/location adibita ad eventi e cerimonie.

Anche sul versante extracontrattuale la tutela risarcitoria deriva dall’apertura, sancita dall’ormai pacifico orientamento della giurisprudenza di legittimità, dell’art. 2 Cost., ad un processo evolutivo, volto a tutelare gli interessi che emergono nella realtà sociale ed attinenti a diritto inviolabili della persona umana (Cfr. Cass. SS.UU. n. 26972/2008 e succ. conf. in applicazione della tutela ex art. 2043 e 2059).