CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI – 1 – ORDINANZA 7 maggio 2018, n.10927
 

L’assegnazione della casa coniugale non esonera il coniuge assegnatario dal pagamento delle spese correlate all’abitazione, ivi comprese quelle che riguardano l’utilizzazione delle cose comuni poste a servizio dell’abitazione familiare.

 

Con Ordinanza n. 10927 del 7 maggio 2018, i giudici della Corte di Cassazione sono tornati a pronunciarsi in merito agli effetti giuridici discendenti dal provvedimento di assegnazione della casa coniugale.

In particolare, con un unico motivo ex art. 360 n. 3 c.p.c. il ricorrente ha ritenuto irragionevole la decisione assunta dal Tribunale di Palermo, il quale aveva disposto la compensazione del  credito restitutorio riguardante il pagamento di quote relative alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani (Tarsu), da lui corrisposte nel periodo successivo all’assegnazione dell’abitazione coniugale, con un insussistente credito restitutorio della ex moglie , in relazione alle somme da quest’ultima  spese per le utenze domestiche dell’abitazione coniugale.

Il Supremo Consesso, ritenendo fondate le ragioni del ricorso, ha dapprima precisato che l’assegnazione della casa coniugale esonera l’assegnatario esclusivamente dal pagamento del canone, cui altrimenti sarebbe tenuto nei confronti del proprietario esclusivo (o, in parte qua, del comproprietario) dell’immobile assegnato, sicché la gratuità dell’assegnazione dell’abitazione ad uno dei coniugi si riferisce solo all’uso dell’abitazione medesima (per la quale, appunto, non deve versarsi corrispettivo), ma non si estende alle spese correlate a detto uso (ivi comprese quelle che riguardano l’utilizzazione e la manutenzione delle cose comuni poste a servizio anche dell’abitazione familiare), le quali sono, di regola, a carico del coniuge assegnatario (Cass. n. 18476/2005).

Successivamente, con riguardo alla imputazione  delle spese per le utenze domestiche nella fase precedente alla separazione, la Corte ha ritenuto non sussistente il diritto al rimborso delle spese sostenute da un coniuge nei confronti dell’altro coniuge, in quanto effettuate per i bisogni della famiglia e riconducibili alla logica della solidarietà coniugale, in adempimento dell’obbligo di contribuzione di cui all’art. 143 c.c. (Cass. n. 10942/2015, n. 18749/2004).

I giudici di piazza Cavour hanno infatti ritenuto che il contenzioso postconiugale, riguardando gli assetti patrimoniali successivi alla separazione e al divorzio, non è occasione opportuna per rimettere in discussione tutte le voci di spesa sostenute da ciascun coniuge, seppure per i figli, durante il rapporto matrimoniale.

Per tali ragioni, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata del Tribunale di Palermo.