La presenza di un animale sull’autostrada, incidendo in termini significativamente negativi sulla sua utilizzabilità, fa assumere alla “cosa” una condizione assolutamente pericolosa e potenzialmente lesiva per i fruitori della stessa.

La Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 11016/2011) ha ritenuto sussistente la responsabile della Società autostradale per l’incidente occorso al conducente di un’autovettura che, per evitare l’impatto con un animale presente sulla sua corsia di marcia, aveva bruscamente sterzato, finendo per collidere contro il guard rail.

Nella specie, i giudici con la sentenza in commento hanno fornito alcune importanti precisazioni in tema di responsabilità da cosa in custodia, rammentando, dapprima, il carattere oggettivo della responsabilità ex art. 2051 c.c., affermando di conseguenza che al fine del concreto configurarsi è sufficiente che l’attore dimostri il verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene, salvo la prova del fortuito, incombente invece sul custode.

Più di recente, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della responsabilità ex art. 2051 c.c., precisando ulteriormente l’onere del danneggiato-automobilista di dover dimostrare che il danno da lui riportato sia conseguenza della inesatta e imprevista presenza sulla carreggiata di un animale selvatico con cui non aveva potuto evitare la collisione.

In particolare, ribandendo il consolidato orientamento giurisprudenziale sulla natura oggettiva di detta responsabilità, la Suprema Corte ha precisato che con riguardo alle autostrade, attesa la loro natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, l’apprezzamento relativo all’effettiva possibilità del controllo deve indurre a ravvisare la sussistenza di una relazione custodiale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2051 c.c., tra l’autostrada e la società proprietaria o concessionaria, la quale è chiamata a svolgere un’adeguata attività di vigilanza in funzione della prevenzione e della eliminazione delle eventuali cause di pericolo per gli utenti.

Spetta pertanto al custode la prova liberatoria del caso fortuito, ossia dell’esistenza di un fattore estraneo avente impulso causale autonomo che, per il suo carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso causale.

Sostiene, pertanto, la Suprema Corte che la società di gestione dell’autostrada, nel dare la prova del caso fortuito, deve necessariamente fornire la prova che la presenza dell’animale sulla carreggiata sia determinata da un fatto imprevedibile e inevitabile, quale, ad esempio, la rottura della recinzione a opera di vandali, oppure l’inopinato abbandono dell’animale sulla sede autostradale a opera di terze persone.

In assenza di detta prova, ne consegue, non può che ritenersi sussistente la responsabilità della società autostradale. In particolare, affermano i giudici di Piazza Cavour che deve escludersi l’assunto secondo cui “la circostanza – accertata dalla Polizia Stradale – che la rete di recinzione autostradale fosse integra al momento dell’incidente, possa escludere il nesso eziologico tra la cosa in custodia e l’evento dannoso”, dovendo, di contro, ritenersi che tale circostanza confermi che il danno è stato conseguenza dell’inefficace esercizio, da parte del custode, dei poteri di sorveglianza della cosa (ad esempio a causa dell’inadeguatezza della recinzione stessa a tenere lontani gli animali).